martedì 5 agosto 2014

Politica&Società. Quando c'era Almirante...

Giorgio Almirante a Roma in una gremita Piazza del Popolo
“Scelsero me perché ero il più scalcagnato di tutti”, rispose così, un ormai anziano Giorgio Almirante, a Gianni Minoli che gli chiedeva perché nel 1947 chiamarono proprio lui alla guida del Movimento Sociale Italiano. Almirante aveva ragione, apparteneva alla generazione degli “scalcagnati”, perché dopo la repentina e traumatica fine del fascismo fu animatore di quella sparuta schiera di attivisti-intellettuali che al “si salvi chi può” del 25 luglio scelsero la strada più difficile e più rischiosa. Seguirono infatti il loro Duce malconcio nella sua ultima avventura, inseguendo con lui il sogno di riagganciarsi a quel socialismo che Mussolini aveva dovuto “temperare” con i compromessi tipici di chi si trova a governare l’Italia.
La storia è nota, il sogno della repubblica fascista finì molto presto nella guerra civile e nelle barbarie di cui piazzale Loreto fu solo lo squallido culmine.
Di Giorgio Almirante, leader della opposizione di destra, sono noti il coraggio di tribuno sulle piazze, la capacità oratoria, così come l’onestà politica e personale. E’ questo quello che prima d’ogni cosa gli va riconosciuto, pur nel dissenso delle opinioni che ancora oggi permangono.
Una vita vissuta tra i fischi e gli applausi. “La prima volta lo incontrai nel suo ufficio al Secolo d’Italia -ricorda Arrigo Petacco- allora la redazione era in via Tomacelli, al primo piano di un palazzo dalla irriconoscibile facciata littoria. Lui pigiava sui tasti della Lettera 22. Scriveva, manco a dirlo, un tagliente articolo di fondo. Sulla scrivania, accanto a una lampada liberty, di sapore vagamente dannunziano era posato un pacchetto confezionato con carta di rosticceria, bianca e unta. Era la sua cena. Una mozzarella, tre supplì, una mela.
Finse sorpresa, vedendomi entrare. Alzò gli occhi dal foglio già riempito a metà. Levò gli occhiali e, sorridendo cordiale, mi invitò a sedere. Mi colpì lo sguardo, quegli occhi verdi, metallici. Erano miti, tristi, freddi. Li ravvivavano di tanto in tanto guizzi di volpina ironia. Mi parlò dei programmi immediati. Mentre spiegava questi suoi problemi, fui attratto da una foto alle sue spalle. Era la foto del primo comizio di Almirante, davanti la sede de Il Tempo, nella rovente piazza Colonna dell’immediato dopoguerra.
Piazza Colonna non è cambiata da allora -conlcude un laconico Petacco- è mutato il clima politico. Adesso è appiccicoso, tropicale. Lo surriscalda solo lo scirocco africano, non certo l’epica politica”.
Almirante è stato un politico sui generis, è stato la personificazione della genuina passione politica. E' stato il primo vero interprete della "politica-spettacolo", la politica era teatro per lui, orgoglioso di discendere da una famiglia di commedianti. La politica era gesto, ammiccamento, boutade, colpo di scena, commedia. Commedia pirandelliana...
Credeva nella magia della parola, il “bel dire”, la dizione limpida, la pronuncia ripulita da accenti o cadenze, il linguaggio del corpo mellifluo e armonico oppure marziale, a tratti quasi sacrale.
Durante la sua carriera politica seppe più volte vestire i panni di diversi personaggi, proprio come a teatro, così all’Almirante di lotta si sostituiva l’Almirante “in doppiopetto” a seconda delle stagioni politiche.
Certamente uno meriti storici innegabili di Almirante è quello di essere riuscito a mediare tra le infinite di correnti di pensiero che animavano il dibattito interno alla destra italiana, riuscendo a ricondurre al dibattito democratico molte frange del movimentismo giovanile che altrimenti sarebbero certamente cadute nelle fauci dell’extraparlamentarismo sovversivo.
L’Almirante statista fu proprio quello che in segreto incontrava Berlinguer per fronteggiare in comune i canali di continuità tra i propri partiti e le frange estremiste.
"Che gioia -scandiva un anziano Almirante nel suo ultimo comizio in Piazza Navona- vedere tanta giovinezza nel Msi! Che gioia, per il vecchio segretario del partito poter dire di non aver lavorato invano! Non mi sono sacrificato invano!”; a questo punto, l’ordinato silenzio della piazza che ascoltava il segretario si interruppe con la voce di una ragazza che d’istinto gli urlò: “Sei giovane!”. Ecco la sintesi magica di quegli intensi anni, quando il vecchio segretario restava giovane con i giovani, legato dal sottile ma robusto filo dell’amore per le idee in cui si credeva e per le quali si combatteva.
“Tradurre le idee in azione”, lo diceva spesso Almirante, cosciente del fatto che in una società in continua evoluzione non bastavano le dispute filosofiche ad appassionare le masse, bisognava toccare temi reali, parlare al cuore della gente. Così Almirante, girando l’Italia in lungo e in largo, “come un apostolo”, ricorda Donna Assunta, non disdegnando di dormire in treni di terza classe, trasformava in verbo le idee del pensiero alternativo al sistema dominante.
Quel suo essere aulico ma al tempo stesso vicino alle masse lo resero popolarissimo specie al sud, dove spesso si schierò in favore dei diritti del proletariato dimenticato.
Una volta gli chiesero cosa sarebbe stato se non fosse esistito l'Msi e lui disse: socialdemocratico.
La seconda fase della vita politica di Almirante si aprì quando diventò segretario dell'Msi per la seconda volta, alle soglie degli anni Settanta. Collocò nettamente il suo partito alla destra, cavalcò battaglie da partito d'ordine, fino ad affiancare la storica sigla missina alla dicitura “Destra nazionale”. I frutti si raccolsero alle elezioni amministrative del '71 e poi alle politiche dell'anno dopo, moltiplicò la militanza e riempì le piazze fino all’inverosimile. Tutti, anche gli avversari volevano ascoltare Almirante. Sognò una destra nazionale che superasse l'originario neofascismo pur senza abiurarlo -secondo la formula di Augusto de Marsanich “non rinnegare non restaurare”- e che si aprisse ai monarchici, alla destra liberale e democristiana, ai partigiani bianchi. Il partito monarchico confluì nella destra nazionale. Quel progetto poi culminò nella “Costituente di destra per la libertà”, che fece presiedere a un partigiano cattolico, Enzo Giacchero.
Ma Almirante era troppo avanti. Il suo progetto fu aggredito da una risorta mobilitazione antifascista, guidata dal Pci ma teorizzata e istituzionalizzata dalla sinistra Dc tramite l'Arco costituzionale (il conio fu attribuito a De Mita). L'Msi fu ricacciato nel ghetto insieme al sogno della destra di governo.
E allora Almirante tornò “apostolo”, denunciando la corruzione del sistema politico e predicando anzitutto il suo vangelo solitario della “nuova repubblica” da edificare su presidenzialismo e elezione diretta dei rappresentanti politici, a partire dai sindaci fino ad arrivare al Presidente della Repubblica. Far contare di più gli italiani e meno i partiti.
Almirante morì nel 1988, solo qualche anno dopo quel sistema che lui per primo aveva picconato, crollò su se stesso. Fu allora chiaro a tutti, anche ai più acerrimi detrattori, che Almirante non era stato soltanto il leader di una piccola minoranza. Almirante aveva ragione!
Ma cosa resta oggi di Almirante? Il mondo è cambiato, e nell’Italia dell’infinito vuoto renziano e della destra che arranca tra mille faide, Almirante appare quasi come una figura mitologica.
Resta un dolce ed antico ricordo dell’uomo che immaginò il futuro ma che -in termini di successione- non ebbe la fortuna di vedere un raccolto all'altezza di quanto seminò. “Mancò la fortuna, non il valore”.

Alberto Cardillo, 05/08/14

venerdì 1 agosto 2014

Mascali. FDI-AN denuncia degrato e pericolo incendio della villa di via Livatino

Nella mattinata di ieri alcuni componenti del circolo Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale di Mascali, sollecitati da alcuni residenti, hanno effettuato un sopralluogo presso la villa comunale di via Livatino (accanto al Centro Sociale Karol Wojtyla).
"A parte la constatazione del fatto che la villa invece che essere di pubblica fruizione è da tempo immemore chiusa -si legge nel comunicato diramato da Fratelli d'Italia- d'innanzi a noi si è presentato uno spaventoso paesaggio d'incuria e abbandono totale.
Il chioschetto situato all'entrata è stato vandalizzato, la cenere vulcanica caduta nei mesi scorsi non è mai stata rimossa, alcuni alberi giacciono divelti per terra.
Ma l'elemento più pericoloso che abbiamo riscontrato sono certamente le erbacce ormai secche che hanno invaso tutta la villa.
Non vogliamo nemmeno pensare a cosa potrebbe accadere se un malintenzionato o uno squilibrato lanciasse un cerino all'interno della stessa.
Quindi, la villa di via Livatino nelle condizioni attuali oltre ad essere ingiustamente chiusa, invasa da questa grande massa di sterpaglie secche rappresenta un serio pericolo anche per i cittadini che vivono e lavorano nella zona, tenuto conto che nelle immediate vicinanze vi sono uffici del Comune e abitazioni civili.
Comprendiamo che le attuali ristrettezze economiche dell'ente non permettano sempre puntuali interventi su tutto il territorio comunale, ma proprio per questo motivo invitiamo la Commissione Straordinaria a guardare all'esempio dei Comuni vicini, valutando la possibilità di dare in concessione la villa a dei privati, a patto che questi la rendano sicura e fruibile (vedi Parco Chico Mendez Giarre).
Per il momento speriamo che questa nostra denuncia possa portare ad una celere pulizia della villa, scongiurando qualsiasi pericolo nell'immediato futuro".
Allegate al comunicato sono state pubblicate anche delle foto che testimoniano le attuali condizioni della villa di via Livatino.

Redazione, iVespriGiarre, 01/08/2014









Mascali. Prorogato lo scioglimento per mafia


Nella seduta del Consiglio dei Ministri di ieri sera, il Governo ha deliberato, su proposta del Ministro dell’Interno, Angelino Alfano, la proroga di scioglimenti già decretati dei Consigli comunali di Siderno, Casignana e Montebello Jonico (Reggio Calabria), San Calogero (Vibo Valentia), nonché di Mascali
Ha partecipato all’esame di quest’ultima questione l’Assessore alle attività produttive della Regione Siciliana, Linda Vancheri, delegata dal Presidente Rosario Crocetta, invitato a norma dello Statuto regionale.
La proroga sarà di altri sei mesi.

Castiglione. Un'interrogazione parlamentare per salvare il Liceo delle Scienze Umane

Un'interrogazione parlamentare è stata presentata nei giorni scorsi dalla deputata del Pd Luisa Albanella per salvare la sede associata di Castiglione di Sicilia dello storico liceo "M. Amari" di Giarre. “ La soppressione di ben tre classi depriva tutta una generazione di giovani di quel diritto allo studio sancito dalla Costituzione e favorisce la dispersione scolastica”-così la prof.ssaGreco Rosanna, docente di lettere presso l’Istituto, motiva la richiesta di una risposta da parte del Ministro dell’istruzione dell’università e della ricerca.


INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 

ALBANELLAAl Ministro dell’istruzione dell’università e della ricerca – Per Sapere - Premesso che:

il liceo delle scienze umane ed economico sociale di Castiglione di Sicilia (Ct), sede associata dell’I.I.S, M. Amari di Giarre (Ct) costituisce e ha costituito da oltre cinque decenni un centro culturale e formativo di notevole importanza sia per il comune stesso sia per i comuni dell’hinterland (S.Domenica Vittoria, Roccella Valdemone, Malvagna, Moio, Randazzo, Linguaglossa, Graniti, Francavilla, Gaggi) in quanto unico istituto con indirizzi specifici di scienze umane / economico sociale su tutto il territorio;
inoltre, rappresenta l’unico e naturale proseguimento di studi per gli studenti del comune incidendo in maniera considerevole sulla limitazione della dispersione scolastica;
il comune di Castiglione di Sicilia è considerato comune montano ai sensi dell’ex legge 1/03/1957 n. 90 e richiamato art. 1 Legge 25 /07/1952 n. 991; per ordinanza del TAR di Catania dicembre 2005 continua a essere tale e al 30 giugno 2014 risulta inserito nell’elenco dei comuni italiani redatto dall’ISTAT con le indicazioni “ T” (ovvero comune totalmente montano);
le scuole dei comuni montani non possono considerarsi come semplice trasposizione del modello impoverito delle scuole di città in quanto costitiuiscono per gli stessi la matrice identitaria, il naturale luogo di aggregazione, di crescita e condivisione del senso di appartenenza territoriale.
lo scorso 12 maggio 2014 i docenti dell’istituto suddetto sono stati informati dal Dirigente Scolastico della soppressione delle classi I, II e III ai sensi della C.M. n. 34 del 1/04/2014 (oggetto: Dotazioni organiche del personale docente per l’a.s. 2014/2015) e di conseguenza individuati in soprannumero e invitati a presentare domanda di mobilità condizionata;
la necessità per gli studenti delle classi in oggetto di iscriversi in altri istituti dello stesso indirizzo, parecchio distanti e non facilmente raggiungibili con i mezzi pubblici, determinerebbe nella maggior parte dei casi un aggravio di spese, anche perché non tutti i comuni del comprensorio riescono a provvedere al trasporto gratuito degli studenti le cui spese quindi sono spesso interamente a carico delle famiglie

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Quali provvedimenti il ministro interrogato intenda adottare in merito alla soppressione delle classi I, II e III del liceo delle scienze umane ed economico sociale di Castiglione di Sicilia (Ct) al fine di tutelare i giovani residenti di quel diritto allo studio sancito dalla Costituzione.

sabato 26 luglio 2014

Giarre. Piano Regolatore: Perché “Cemento Zero” non resti solo uno slogan…

Hanno preso il via le grandi manovre sul piano regolatore. A parole la posizione assunta dal sindaco pare largamente condivisibile, può diventarlo anche nei fatti, ma bisogna prima capire in che cosa si tradurrà lo slogan “Cemento Zero”. In particolare servirà vedere se si trattaterà di bloccare qualunque forma di speculazione edilizia volta a creare nuovi insediamenti abitativi, in una città in cui la popolazione non cresce o se tornerà di moda l’idea di trasferire le cubature da un'area all'altra della città, sulla base di criteri assolutamente discrezionali e quindi inevitabilmente clientelari; qui bisognerà certamente tener conto delle forti pressioni che si eserciteranno sull'Amministrazione e sul Consiglio comunale. Da questo punto di vista, nella passata legislatura sono emersi comportamenti certamente deprecabili, considerato che nel momento in cui si trattava di approvare il piano regolatore venivano proposti discutibili emendamenti da parte di alcuni Consiglieri comunali, i quali cercavano di valorizzare aree “d’intersse”. Ecco, se il sindaco manterrà totalmente fede a quanto detto, con l'opzione cemento zero ogni genere di speculazione dovrebbe evaporare. Questa scelta potrebbe consentire di rendere la città più vivibile attraverso l'espansione delle zone verdi, la creazione di strutture turistiche, nonché la cogestione di spazi pubblici per l'insediamento di attività produttive.
Tutto ciò impone e imporrà una seria discussione sullo sviluppo della città e sulle sue vocazioni, sulla base delle quali bisognerà organizzare un'efficace pianificazione territoriale.
Deve essere solo la vocazione naturale del territorio a indicare la rotta per un piano regolatore moderno ed efficiente, qualsiasi altro fattore appartiene al passato ed è bene che vi rimanga.
Lo stesso discorso deve valere anche in materia di valorizzazione del centro storico, il quale deve essere oggetto sia di tutela dell'assetto storico, sia di una nuova e moderna vivibilità complessiva, questa però non può avvenire attraverso la concessione di nuove cubature, perché ciò comporterebbe l'incetta di immobili a fini speculativi e quindi ulteriore disordine nella struttura del centro storico. Bisogna scoraggiare con tutti i mezzi potenziali “ furbetti del quartierino”, poiché questi potrebbero avvantaggiarsi di politiche sbagliate che potrebbero maturare sul Prg. Il centro storico va sviluppato, quindi, con la ristrutturazione e la bonifica di ciò che c'è già, nel rispetto di un piano del decoro urbano che deve assolutamente essere varato e poi rispettato negli anni. Anche in quest'ottica è sbagliato alienare le proprietà comunali, in una città in cui nel passato si è avuta l'allegra politica delle locazioni che come risultato avevano l’esoso esborso dell'ente comunale in favore di pochi “fortunati”. I beni destinati all'uso pubblico devono rimanere tali, vincolati a questa destinazione, scoraggiando qualsiasi acquirente magari speranzoso in facili cambi di destinazione d'uso. Questa deve essere una pietra miliare irrinunciabile.
Al di là degli slogan -che per il bene di Giarre è giusto sperare che si traducano in realtà- e delle scelte di dettaglio che si effettueranno, dovrà essere chiaro a tutta la classe politica giarrese -specie a chi siede nella stanza dei bottoni- che il nuovo piano regolatore dovrà servire principalmente a rendere la città vivibile e a porre le basi per la creazione di nuovo lavoro, certamente non per incoraggiare la speculazione utile ad arricchire soltanto poche persone e gruppi di pressione.
Infine, un consiglio non richiesto. Per dare luce ad un buon Prg, l'Amministrazione e il Consiglio comunale dovrebbero valutare la possibilità di coinvolgere in prima battuta tecnici di diverse estrazioni politiche e di diverse tendenze culturali, e poi anche tutto il resto della cittadinanza, magari aprendo un forum dove tutti cittadini possano dialogare con le istituzioni, suggerendo delle azioni e chiedendo spiegazioni.
I Giarresi onesti sono testardi, sperano ancora nella “casa di vetro”, magari aumentando la cubatura -questa sì- della trasparenza.

Alberto Cardillo, I Vespri, 26/07/2014

Giarre. Un sindaco contorsionista nella palude

Come una contorsionista il sindaco Bonaccorsi passa dalla comunicazione social al “tirare a campare” del sempre prodigo di insegnamenti di ars politica Giulio Andreotti. A un anno dal suo insediamento il re –o meglio il sindaco- è nudo nella sua incapacità di gestire le varie fazioni della sua maggioranza, ciascuna delle quali scalpita per un posto al sole. C’è il dato politico di derivazione nazionale, l’implosione del PdL , che nel consiglio comunale giarrese ha dato campo a posizione personali e ad improbabili accoppiate, ci sono gli agguati della galassia si Art 4, qualcosa che dalla vecchia politica eredita la peggiore fumosità ribalda e di nuovo ha solo qualche facce, il tutto nel più totale e disarmante disinteresse della città, ormai avvezza a questo squallido risiko dei gruppi consiliari che nascono come funghi alle prime piogge, in un incomprensibile valzer di posizioni che via via assumo, ma con il faro fisso dell’irrilevanza nella produzione di politiche efficaci. Il sindaco ambiva ad essere acqua fresca nello stagno giarrese, ma paga l’aver costituito una coalizione con i residui di una palude. A poco serve sfornare annunci, rassegne e manifestazione se poi nulla di tangibile è stato prodotto in termini di vivibilità in questa città e il segno del degrado è evidente, non solo nelle discariche disseminate per Giarre, ma anche nella escalation criminale che interessa tutta l’area, ma per la quale nessuna politica è stata messa in campo e neanche pensata. Come fare allora? La smetta il Sindaco con le fughe in avanti, ricche di slogan e povere di sostanza, si individui un metodo che coinvolga maggiormente il consiglio e le forze attive e vive della città –le categorie produttive, i professionisti, le intelligenze, le associazioni e i partititi-, si individuino alcune priorità: la mobilità urbana, l’istruzione, un intervento incisivo di sostegno per una determinata parte di popolazione che sta soffrendo la crisi, le famiglie monoreddito o senza reddito con figli a carico. Ora se si procedesse così, individuando degli obbiettivi, degli attori che devono elaborare delle strategie politiche per il raggiungimento di soluzioni per questi tre nodi, tutti balletti della politica e tutta l’incapacità di gestire la crisi degli equilibri politici dentro la maggioranza svanirebbero di fronte alla realtà della vita quotidiana di questa città e dei problemi che giorno per giorno devono essere affrontati. Basterebbe che il sindaco smettesse di agitarsi, divaricato tra i pezzi della sua maggioranza e gli annunci del suo IO, ipercomunicativo sui social network quanto inconcludente nella realtà quotidiana di questa città. Basta con le contorsioni nella palude, è stato una anno di social marketing e nulla più: Giarre e le 365 giornate di social noia. Non c’è dubbio che questa città debba “girare pagina”, ma bisogna che non lo si faccia con le mani unte di passato e bisogna pure avere qualcosa da scrivere nella pagina successiva, il futuro non aspetta.

Spectator, I Vespri, 26/08/2014

sabato 19 luglio 2014

Ecco come Mascali può tornare a volare alto

Un antico proverbio della saggezza popolare siciliana dice che “Cchiù scuru di mezzanotti 'un po' fari” (non può esserci più buio che a mezzanotte), ed è vero, ogni iattura, anche la più feroce, ha un inizio, uno sviluppo e una conclusione.
Nei prossimi mesi, quando si concluderà il mandato dei Commissari prefettizi, Mascali, la città della Contea, la città sepolta e ricostruita, sarà chiamata a chiudere -si spera per sempre- un lungo ciclo ultraventennale costellato da mala politica, arresti eccellenti, scioglimenti per infiltrazione mafiosa, e tante altre vergogne su cui è meglio posare sopra la pietra dell’oblio.
Mascali ha bisogno di rinascere una seconda volta, collegandosi idealmente con le gesta dei “padri” che a cavallo tra la fine degli anni ’20 e l’inizio degli anni ’30, dopo la distruzione provocata dell’eruzione dell’Etna, riuscirono nell’impresa di ricostruire fisicamente una nuova città nel breve volgere di qualche decina di mesi.
“I mascalesi che romanamente sopportarono grave sciagura e silenziosi come troiani -recita una lettera inviata nel 1929 al Duce da un notabile mascalese- non domandano nulla, perché assai sperano nella volontà del Vostro Governo nel sostenere lo sforzo d’onore e d’amore di un popolo laborioso che tutto vuole tranne che l’infausta resa”.
Oggi onore, amore e una buona dose di rabbia positiva, serviranno ai moderni mascalesi per spazzare le rovine morali -e giudiziarie-, rinnovando il mito della “Città nuova” e ripartendo proprio dall’onesta laboriosità, dalla storia, dalla cultura e dalla naturale vocazione turistica del territorio della vecchia contea.
Per rinascere, dunque, Mascali deve prima d’ogni cosa riappropriarsi del proprio blasone di città della cultura, non per presunzione ma perché Mascali sia durante che anche dopo il periodo della contea, è stata per secoli sinonimo di potenza, nobiltà, lavoro, produttività.
Per esempio, quasi nessuno sa Vitaliano Brancati trascorse lunghi periodi della sua giovinezza a Mascali, e che l’avv. Rosario Brancati (padre di vitaliano), fu Commissario Prefettizio di Mascali. All’epoca, racconta Vitaliano Brancati nel romanzo “Don Giovanni in Sicilia”, in quella che oggi è la sala del Sindaco si tenevano serate da ballo ove erano invitati i migliori nomi della nobiltà e dell’ascendente borghesia catanese.
E poi, come ignorare la straordinaria bellezza dello stile razionalista sulla quale è stata fondata l’architettura della nuova città. E’ assolutamente doveroso valorizzare ed esaltare l’ordine e l’armonia urbanistica con gli assi viari disposti in modo razionale, secondo uno schema ippodamèo ereditato dalla cultura romana.
Ad un occhio disattento può sembrare incredibile, ma Mascali è il più grande museo a cielo aperto della zona jonico-etnea.
Un’altra grande ricchezza di Mascali è il suo eterogeneo territorio che si estende dal mare della frazione di Fondachello fin sopra l’Etna, con i piccoli e deliziosi centri di Puntalazzo e Montargano. Un territorio così vasto -il doppio di Giarre e quasi il triplo di Riposto-, così ricco di storia, cultura e bellezze naturali, che se gestito con scrupolo e competenza potrebbe davvero sviluppare un modello di economia turistica estremamente redditizio non solo per i mascalesi, ma anche per coloro che potrebbero decidere di investire su questo territorio.
La rinascita di Mascali, quindi, deve viaggiare su quattro direttrici: buona politica, cultura, valorizzazione centro storico, riscoperta delle frazioni.
Fondachello negli ultimi decenni è stata vandalizzata da un’inetta classe politica che ha prestato attenzione solo alla folle corsa alla cementificazione di qualsiasi angolo rimasto libero, dando vita a dei veri e propri mostri urbanistici che hanno creato solo confusione, disagi e caos, con conseguenze disastrose sia dal punto di vista sociale che turistico. Oggi Fondachello non ha un turismo di qualità, sia per i motivi di cui sopra, sia perché mancano anche i servizi più banali, come quello di avere un cassonetto dove gettare i rifiuti. Quindi, gli unici ad assediare la frazione marinara di Mascali sono “turisti” mordi e fuggi che per mezza giornata occupano la spiaggia, nella maggior parte dei casi armati di vivande proprie -quindi non creando ricchezza sul territorio- delle quali rimangono le tristi tracce alla sera quando cala il sipario sulle spiagge insozzate da ogni tipo di scarto alimentare e sporcizia d’ogni tipo.
Ma nonostante tutto Fondachello può certamente risollevarsi, immaginate, per esempio, cosa potrebbe diventare il lungo mare se liberato dalle immondizie e dalla vegetazione selvaggia che ostruisce la visione del mare. Un lungo mare liberato dall’incuria, dove incoraggiare -perché no-l’istallazione di esercizi commerciali dove far ritrovare chi oggi fugge da Fondachello o turisti che oggi nemmeno la conoscono. Se qualcosa del genere potesse diventare realtà, cosa avrebbe da invidiare Mascali alle odierne località marinare più gettonate come Torre Archirafi o, spostandoci verso il messinese, S. Teresa Riva e Furci Siculo?
Ma non solo, restando in tema di frazioni da valorizzare, in collina e in montagna, S.Antonino, Nunziata, Puntalazzo e Montargano, rappresentano dei veri gioielli di pace e incontaminazione.
Qui c’è un precedente positivo, infatti in un tempo non lontano, per circa un ventennio la Pro Loco di Puntalazzo ha organizzato degli eventi capaci di portare nell’omonima piccola frazione montanara migliaia di turisti, molti dei quali decidevano di trascorrere un pezzo delle proprie vacanze trasferendosi per giorni sul posto.
Quella fu un’esperienza embrionale, pensiamo a cosa potrebbe accadere oggi se si creasse un circuito integrato mare-collina-montagna, magari incoraggiando in primo luogo le imprese turistiche con una fiscalità di vantaggio, sia per quanto concerne strutture ricettive medio-piccole come case vacanza e ristoranti, sia per strutture grandi oggi inesistenti, come Hotel, centri sportivi e centri benessere.
Insomma, a Mascali oggi è notte, ma domani, con rabbia e amore, se Dio e la buona volontà dei mascalesi vorranno, potrà essere un giorno splendido di rinascita e di rinnovato orgoglio.

Alberto Cardillo, I Vespri, 19/07/2014