giovedì, luglio 26, 2007

FINImondo!


sabato, luglio 21, 2007

67 anni dopo: Le verità nascoste sul progettato "golpe" di Vittorio Emanuele III


Due mesi prima dell'ingresso dell'Italia nella Seconda guerra mondiale, Vittorio Emanuele III progettò davvero un 'golpe' per destituire Benito Mussolini e sostituirlo con il genero Galeazzo Ciano. Il tentativo fu messo a punto nei primi giorni del marzo 1940 e prevedeva che il passaggio di poteri avvenisse ''in maniera morbida'', attraverso una soluzione ''legalitaria'', accettabile anche da parte del dittatore fascista. Vittorio Emanuele cercò di convincere Ciano, allora ministro degli Esteri, grazie ai buoni uffici del conte Pietro Acquarone, ministro della Real Casa. La destituzione del Duce doveva avvenire durante una convocazione urgente del Gran Consiglio del Fascismo, che mettesse Mussolini in minoranza. Sul tentativo del re tramite Acquarone di giungere alla sostituzione di Mussolini è possibile leggere ora un documento inedito: si tratta delle confidenze rese negli anni Sessanta da Umberto II al giornalista Luigi Cavicchioli, pubblicate sul prossimo numero di ''Nuova Storia Contemporanea'', la rivista diretta dallo storico Francesco Perfetti. Finora gli studiosi non avevano avuto la possibilità di indagare a fondo per mancanza di una esplicita documentazione, anche se alcuni passaggi del ''Diario'' di Ciano sono eloquenti. La testimonianza inedita di Umberto II a Cavicchioli - basata su ricordi diretti dell'allora Principe di Piemonte e sulle confidenze che gli furono fatte dal conte Acquarone - arricchisce il quadro, già tracciato dalla ricerca storica, di particolari importanti e consente di cogliere l'effettiva portata dell'operazione del marzo 1940: una sorta di '25 luglio' promosso da Vittorio Emanuele III tre anni prima di quello che effettivamente portò al crollo del regime e alla eliminazione di Mussolini. Per il suo rigido formalismo - oltre che per valutazioni di natura politica - Vittorio Emanuele III cercava un modo che fosse ''legalitario'' per sbarazzarsi di Mussolini, che non apparisse cioè come un ''colpo di Stato'', che insomma consentisse un passaggio ''morbido'' del potere nelle mani di personaggi come Ciano, ritenuti moderati e legati alla Corona. La confidenza di Umberto II, sottolinea lo storico Francesco Perfetti, rivela il contenuto del colloquio fra Acquarone e Ciano: il suggerimento del re al ministro degli Esteri era di farsi promotore di una richiesta di convocazione urgente del Gran Consiglio del Fascismo che mettesse in minoranza Mussolini e consentisse al sovrano di intervenire e gestire la situazione in modo indolore e accettabile dallo stesso Mussolini. ''Si trattava di un piano ardito - afferma il professor Perfetti, curatore dell'edizione critica dei resoconti di Cavicchioli - che Ciano non si sentì o non volle avallare e portare fino alle estreme conseguenze. Quando, nella notte fra il 24 e il 25 luglio 1943, il Gran Consiglio fu convocato per l'iniziativa di Dino Grandi e degli altri 'congiurati' e Mussolini fu posto in minoranza, la situazione non era più quella del 1940 e non era più pensabile una soluzione come quella auspicata dal re tre anni prima: il trapasso del potere, insomma non era realizzabile utilizzando gli uomini del fascismo moderato e filomonarchico, a cominciare dallo stesso Grandi, e non era possibile evitare una soluzione di continuità con il passato. E ciò, malgrado il fatto che alcuni esponenti di quel fascismo moderato si illudessero''.

giovedì, luglio 19, 2007

Rauti: ho tolto anche gli occhiali per sembrare meno «nero»




Ormai se ne parla molto poco, anzi non se ne parla affatto, è considerato un morto che si muove per la politica italiana, figlio di una politica e di una ideologia tanto lontana dall'esasperazione centrista odierna. Ho deciso oggi di dedicare un mio post a una intervista rilasciata da quell'uomo che era ed è considerato"la mente fina della destra italiana", Pino Rauti, nel quale egli ripercorre la sua carriera politica evidenziando gli errori che oggi recrimina con serietà e serenità d'animo .

Il nipotino Manfredi
, per far arrabbiare papà Gianni (Alemanno, ndr), qualche volta gli urla contro: «Viva la fiamma di Pino Rauti». Il nonno, Pino Rauti, lo racconta ridendo di gusto: «Stravedo per il figlio di Isabella. Che è un dritto: quando mi vuole far incavolare, grida "Viva McDonald"».
A guardarlo oggi, l’ex responsabile del Msi-Fiamma Tricolore potrebbe interpretare nonno Libero in una sitcom: capelli candidi, occhi sereni, sorriso rassicurante. Ma diventar così, racconta lui, non è stato facile: «Diciamoci la verità: in passato ho fatto l’impossibile per apparire più cupo... più nero. Ho sbagliato impostazione, devo ammetterlo. Basta vedere le foto dell’epoca. Come quegli occhialacci con la montatura scura e spessa, che ho portato per anni: mi facevano apparire un mostro. Tanto che alla fine mi sono operato e li ho tolti».
La sua, racconta Pino Rauti, potrebbe essere definita «una vita da impresentabile». Dice di portarsi dietro questa nomea da sempre: «Ma per un mio errore di metodo. Mi sono rinchiuso in un’area che è storicamente ristretta. E poi anche molti atteggiamenti, il mio aspetto... mi sono costruito una vita da pecora nera, da appestato. La verità è che si finisce per diventare quello che i peggiori avversari vogliono tu sia».
I perché, di questa «carriera» in negativo, secondo Rauti sono tanti: «Parliamoci chiaro: sono l’unico politico italiano che è stato più volte in prigione. Uno contro il quale si sono levate le accuse di tutte le stragi italiane: piazza Fontana, stazione di Bologna, e Brescia.Maio mi chiedo: possibile essere accusato di tre stragi?». Rauti porge la domanda con lo stesso tono con cui potrebbe chiedere un caffè. «Tutto questo ha contribuito a crearmi intorno un’aura inquietante. Le persone, prima di conoscermi, hanno paura di me. Mi temono. Pensano di trovarsi di fronte il mostro. Poi però mi parlano, ed esco fuori dall’alone maledetto». È stato così, racconta, per tanti del centrosinistra: «Scalfaro, Cossiga, Bindi, Bianco. D’Alema disse che "Rauti rappresenta la destra intelligente". Ma ho anche lettere di Rutelli e Veltroni... ».
Ecco perché oggi, quando lo attaccano, gli cascano le braccia: «Urlano "Rauti" come una parolaccia. E io sono stanco di presentar querele». Ma a preoccuparlo, adesso, è che questa nomea possa danneggiare la sua candidatura alle politiche con Forza Italia: «Spero che Berlusconi non si lasci intimorire. Ci ha accolto con grande rispetto. Vedere in tv D’Alema che mi addita tra gli impresentabili mi fa infuriare. Ma mi infurio di più quando Fini gli risponde: voi togliete gli ultrà di sinistra e noi i neofascisti. Questo giovanotto che una volta dirigevo avrebbe dovuto dire: Rauti non c’entra, è un altro livello. Invece gli fa comodo confinarmi, perché sono sempre stato più moderno di lui. Più all’avanguardia: non mi sento un neofascista, il fascismo non è più ripetibile. È solo un giacimento della memoria al quale penso che si possa ancora attingere».
E i veti incrociati? «Assurdi, per me come per Ferrando. Ogni partito deve avere il diritto di presentare chi vuole. Anche su di me ci sono malumori, me l’ha detto Carlo Vizzini, il senatore al quale Berlusconi ci ha affidati. Non è facile passare dalle parole ai fatti».

Angela Frenda
Corriere della Sera

mercoledì, luglio 18, 2007

Azione Giovani non dimentica il 19 Luglio 1992


Anniversario della strage di Via D’Amelio, Azione Giovani e Azione Universitaria organizzano la tradizionale Fiaccolata. Il Presidente di AN Gianfranco Fini parteciperà domani alla manifestazione. Anche quest’anno si mobilitano Azione Giovani e Azione Universitaria per ricordare il sacrificio del giudice Paolo Borsellino nel 15° anniversario della Strage di Via D’Amelio. Appuntamento centrale la tradizionale Fiaccolata del 19 luglio, corteo regionale che partirà dalla Statua della Libertà (Piazza Vittorio Veneto) intorno alle 20.30 e arriverà in via D’Amelio dove verrà deposta una corona di fiori dinanzi il monumento commemorativo. Parteciperanno alla manifestazione il Presidente Nazionale di AN On. Gianfranco Fini (il quale sarà presente nel pomeriggio all’insediamento del nuovo coordinamento regionale del partito) ed il Presidente Nazionale di Azione Giovani On. Giorgia Meloni (Vice Presidente della Camera dei Deputati).
In questi anni la Giovane Destra non si è limitata al semplice ricordo di Borsellino, ma ha sempre attualizzato il suo impegno nella lotta alla mafia (vedi campagne contro le droghe e le infiltrazioni della mafia nei partiti). La Fiaccolata di quest’anno sarà incentrata sulla battaglia recente contro l’abolizione dell’ergastolo. Proprio qualche giorno fa nella città di Palermo erano apparsi dei manifesti goliardici contro tale proposta contenuta nella bozza di riforma del codice penale. Il corteo del 19 luglio sarà infatti aperto dallo striscione “Abolire l’ergastolo è un crimine”, stesso messaggio apparso sui manifesti.
“La Fiaccolata del 19 luglio – dichiarano Davide Gentile e Carolina Varchi leader palermitani della giovane destra – sarà la marcia silenziosa di quanti non vogliono vanificare il sacrificio di uomini come Borsellino. Una forte presa di posizione contro chi vuole introdurre novità nell’ordinamento giudiziario italiano che di fatto indebolirebbero lo Stato, impegnato quotidianamente nella difesa dei cittadini. Abolire l’ergastolo significa firmare l’ennesimo armistizio con la mafia”.


domenica, luglio 08, 2007

SI allo svecchiamento, NO alla perdita dei valori


Sarei grandemente ingenuo (e masochista) se fossi contrario allo svecchiamento dei partiti, poichè sono consapevole che i cambiamenti radicali di cui la nostra Italia ha tanto bisogno, possono essere compiuti solo dalla nostra generazione, nel momento in cui la classe dirigenziale dei partiti, quella degli over 60 e 70 andrà in congedo. La politica italiana è vecchia, e la seconda repubblica non è stato altro che una figlia distorta e pasticciona della prima, dato che da 13 anni nulla è cambiato, le clientele sono rimaste, politici sepolti dal discredito (e anche da qualcos'altro) sono a capo di importanti ministeri, e magistrati che hanno condotto la battaglia di "mani pulite" stanno al governo con gli ex imputati. E' un paese molto strano l'Italia, è il paese dei ricchissimi e dei poverissimi, delle adunate oceaniche e di piazzale Loreto, degli ex comunisti che fanno il partito unico con gli ex democristiani, insomma di stranezze ce ne sono tante, e nonostante tutto questo movimentismo della politica,tra liti, scandali, scissioni, unioni, coalizioni strampalate...questa politica italiana, è la più inefficiente e costosa del mondo. Questa è la politica del DDL Mastella, che vuole tappare la bocca a magistrati e giornalisti su tutto quello che riguarda l'"intoccabile" classe politica, non a caso è l'unico provvedimento di questa legislatura su cui si è trovata una larga intesa. Chi crede quindi che io sia un sostenitore di questo sistema politico, beh allora non ha capito un tubo di me e della mia idea di politica dell’avvenire, testimonianza ne è il fatto, che l’anno scorso nel mio piccolo, ho sostenuto il SI al referendum sulla modernizzazione di una ormai vetusta costituzione, centralista e burocratica, al fine di snellire il colossale e inutile marchingegno legislativo, con la spartizione dei compiti tra Camera e Senato, e con la progressiva riduzione delle poltrone in Parlamento. Comunque ormai tutto ciò appartiene al passato, e bisogna guardare avanti, e in un mondo politico in continua perdita di valori e credibilità, è dovere di noi giovani gettare il cuore oltre l’ostacolo, affinchè la politica ritorni sui suoi passi, tra la gente e per la gente. Quindi per me, il bandolo della matassa sta nel ritrovare i valori perduti per strada, da partiti figli del calore popolare, ma questo non è un ritorno all’indietro, se io dico che AN deve ritornare a fare la destra nazionale, non dico come qualche facinoroso “dicce quarcosa de destra…A FROCI!”, no, non è questo il ritorno alla vera destra a cui invoco io, per me c’è il bisogno di tornare a fare un welfare serio, una vera difesa dell’imprenditoria nazionale, battendosi a livello internazionale affinchè in paesi come la Cina si rispettino i diritti umani dei lavoratori, in modo da colmare il GAP delle imprese italiane che invece vengono sommerse da una montagna di tasse; bisogna che l’Italia torni a reclamare un ruolo da protagonista nel Mediterraneo, con la costruzione di infrastrutture che facciano del nostro paese la piattaforma logistica per gli scambi commerciali e culturali tra occidente e oriente,e quindi incentivando anche il turismo proveniente dalle nuove potenze mondiali. Credo che questi non siano dei punti programmatici retrogradi, o frutto di ideologie stagnanti. Il padre indiscusso della destra italiana, Giorgio Almirante, disse nel suo famoso discorso di fine campagna elettorale del 1976 in Roma : “Chi ha combattuto per ideali per i quali si è sacrificato sin dalla prima giovinezza, è chiamato a trasformare la propria fede in azione!Verso l’avvenire!”, ed è rifacendomi a queste parole che affermo con tutta sicurezza, che non possono esistere partiti senza identità, perché persa questa si cade nella banalità e nel materialismo, sono forse proposte di destra far studiare il corano nelle scuole o dare il voto agli immigrati? Io sinceramente non credo proprio, e come me non lo crede nemmeno la base di AN e il suo elettorato che non seguono più “l’eterno delfino”. La riscossa della destra, deve ripartire da AN non c’è dubbio, ma ciò avverrà solo se si invertirà radicalmente il cammino, tornando alle origini di Fiuggi, quando AN era il partito che poteva vantare una superiorità intellettuale e politica, perché figlia dell’unico partito non rimasto vittima delle tristi vicende di tangentopoli, solo così si potrà ricominciare a percorrere la strada che porta verso il futuro e il progresso .

sabato, luglio 07, 2007

Rispondendo a Leo...

Caro Leo, è un enorme piacere poterti finalmente parlare faccia a faccia. Mi dispiace che tu per tutto questo tempo abbia preferito rimanere nell'anonimato e lanciarmi una immane ed insulsa quantità di calunnie ed insulti.Comunque,a me le offese e le maldicenze non mi fanno effetto, perchè sono pronunciate solo da colui che non capace di confrontarsi civilmente,si rifugia dietro il muro delle offese e degli insulti gratuiti.Detto ciò, mi fa piacere che nonostante tutto,che nell'ultimo commento cominci a parlare di cose serie, ma ti confesso, e penso di non dire nulla di nuovo, di non condividere il modello politico "Dr.Jakyll e Mr Heyde" di gente che la mattina si sveglia missina e la sera torna a letto democristiana,e penso che tu ne conosca di sta gente.In secondo luogo, non so quante volte mi hai detto "basta col tuo fascismo", non riesco proprio a capire a cosa alludi...dato che in questo blog si e no ho pubblicato 3 post che parlano di fascismo, e in termini storici! E mi sembra inoltre di non essere stato mai accusato da alcun tribunale della repubblica per apologia del fascismo. Guarda sarò uno sbarbatello, ma so benissimo che la destra italiana va slanciata verso il futuro, ma vedi leo, quello che tu e tutti quelli come te non capite, è che modernizzare non significa cancellare, io di politica ne capisco poco come dici tu forse, ma so che in Italia dal dopoguerra ad oggi decine e decine di giovani sono caduti per un ideale, e vanno rispettati,come vanno rispettati tutti i caduti innocenti di P.zza Fontana o della Stazione di Bologna, il post-fascismo in Italia si è chiamato MSI, il MSI per 50 anni è stato l'unico partito a difendere una identità, a ricordare agli italiani l'orgoglio di esserlo, ed a fare argine al pericolo comunista, scongiurando il pericolo di bolscevizzazione del paese.Leo sono convinto che tu e Fini andreste molto d'accordo,perchè voi non centrate nulla con AN! (o almeno con la sua idea originale)Perchè Fiuggi, non doveva essere la liquidazione di un buio passato, ma la continuazione, il proseguo di un cammino iniziato 50 anni prima, quando Romualdi e qualche altro reduce della RSI riuniti nello studiolo di Michelini fondarono il glorioso MSI. MI spiace, ma per me il fascismo non è il male assoluto, perchè senza di esso un'Italia ancora schiava di "corti nobiliari" medievali, sarebbe stato impossibile il progresso raggiunto, poichè ci sono dei momenti nella storia in cui per fare delle riforme epocali bisogna avere il pugno duro, vai a studiare tutte le riforme che mi permetto di definire "rivoluzionarie" , cose che oggi possono sembrare normali, ma che allora diedero una svolta a quella rurale italietta bistrattata a Versailles, la stesura della carta del lavoro, l'istituzione dell'IMPS, le gradi bonifiche,la riuscita difesa dell'economia dopo la crisi del '29, il rispetto internazionale guadagnato dall'Italia, credo che da soli bastino per smentire le ipocriti parole pronunciate da Fini qualche anno fa in Israele.Certo il fascismo ha anche le sue colpe, prima tra tutte, le leggi raziali, espressione di una sciagurata alleanza figlia della follia, chi sta seriamente a destra deve riconoscere questi errori, infatti non riconosco la destra estrema stile Adriano Tilgher. Concludendo, io ribadisco la mia posizione a destra di AN, perchè questa AN, non è la continuazione di alcun chè, e ci sono dei valori,degli ideali, che ci tramandano i nostri padri, e che non si possono perdere in un congresso come Fiuggi, perchè senza memoria non c'è futuro, io sono convinto che il passato non debba dirci chi siamo, il passato deve far parte di ciò che diventeremo, perchè la storia ci insegna a ricordare ciò che di giusto è stato fatto, e gli errori in cui non dobbiamo più cadere. Caro leo, mi ha fatto veramente piacere che alla fine hai deciso di uscire allo scoperto, spero che da ora, si potrà aprire un dialogo e un dibattito serio e costruttivo (magari corredato da meno parolacce) tra noi che siamo il futuro della nostra amata Italia.

venerdì, luglio 06, 2007

Er Pecora sull’uscita di Storace

"Storace ha delle ragioni reali, ragioni politiche, organizzative e di democrazia interna, hanno una sostanza importante che più volte è stata sollevata all’interno del partito senza trovare orecchie attente. Mi dispiace che nessuno dei cosiddetti colonnelli abbia fatto il possibile per ricondurre al leale confronto politico le ragioni di Storace”. Il parlamentare di Alleanza nazionale, Teodoro Buontempo, non rinuncia al suo ruolo di ’anima critica all’interno del partito e ammette che l’addio di Francesco Storace pone una questione politica. Buontempo esprime il suo dissenso sulla strada imboccata da An di un partito “iperliberista” e se la prende con Adolfo Urso che “dice cose aberranti”, tanto da dirsi “sorpreso che non sia stato espulso dal partito”. “Leggo di un partito unico che dovrebbe nascere ad ottobre, cosa di cui - ricorda Buontempo - non si è mai discusso in nessuno degli organi elettivi del partito”. “Il presidente Fini deve far arretrare le correnti, sempre più di potere e prive di nobiltà di passione politica, che sul territorio stanno cancellando il rispetto delle persone e delle regole. Un partito di nuovo consegnato alle correnti - avverte Buontempo - non può soddisfare chi, come me, ha sempre lavorato per far prevalere il bene comune. Mi auguro che nei confronti di Storace ci sia il profondo rispetto che si deve a un militante coraggioso”.

mercoledì, luglio 04, 2007

AD ANONIMO

-Al Caro attento lettore e commentatore (anonimo) dei miei articoli.

Caro amico Anonimo,
ti confesso che da mesi (da quando tu hai iniziato a commentare i miei post),trovo estremo divertimento nel leggere le poche e fugaci righe che ogni volta il tuo indubbio ed immane genio vogliono regalarmi.Tuttavia vorrei precisare qualche punto, e farti qualche domanda.Innanzi tutto, io non sono il "leccaculo" di nessuno,dato che non ho mai chiesto alcun favore ad chicchessìa politico, e che per natura sono un tipo sempre controcorrente e quindi difficilmente piazzabile in questa o quella corrente, in secondo luogo, io me ne guarderei bene dal fare l'opinionista politico,non sono di quella specie di umanoidi che vanno in TV a sparare cazz... per allargare il bacino di consensi di questo o di quel politico,vedi anonimo, io da 4 anni ho deciso di fare politica, perchè è la mia passione, perchè credo nelle sue istituzioni, e nelle sua capacità di dare un futuro migliore alla nostra giovane generazione, quindi se io dal mio piccolo osservatorio, mi permetto di commentare qualche avvenimento politico, è solo perchè la politica è la mia passione, e non vedo perchè in uno stato di diritto,pluralista e democratico, io non possa fare delle mie meditazioni sugli avvenimenti d'attualità politica.Certo i tuoi aggettivi e consigli di dubbio gusto, credo che abbiano avuto l'effetto inverso da quello da te sperato, poichè ,carissimo anonimo, in questi 4 anni in cui ho cominciato ad affacciarmi sul difficile e tortuoso mondo della politica giovanile,ne subite di tutti i colori,ne ho passate di tutte specie, eppure non mollo,perchè credo in ideali immortali,figli di secoli di storia e tradizione.Caro anonimo come vedi io non sono uno "squadrista" armato di manganello e pronto e censurare qualsiasi commento mi stia scomodo,invece nonostante la tua perseverata azione di disturbo e offesa, cerco il confronto, con te che da quanto affermi nell'ultimo commento saresti addirittura di un partito vicino ad AN (a tal proposito tengo a precisare che io non sono iscritto ad AN ma ad AG il che è molto diverso).Detto ciò ,anonimo,io ti ho la lanciato la fune del dialogo per chiarire e parlare insieme, alla luce del sole, come negli usi delle persone serie e di spirito liberale. Aspetto tua risposta e spero la prossima volta di poterti chiamare col tuo nome.

Cordiali Saluti
Alberto Cardillo

martedì, luglio 03, 2007

La Scelta di Storace


Oggi 3 Luglio 2007 si è sancita l’ennesima frattura interna ad AN.

Infatti dopo i famosi divorzi con la Mussolini con Musumeci con Fiori e con Fisichella è arrivato anche il doloroso addio, alla fiamma sempre più fioca di AN, da parte di Francesco Storace.Volendo dare una spiegazione storico-politica alle numerose (praticamente incontenibili) perdite di AN, sicuramente non possiamo giustificare il tutto con la solerte e sconcertante leggiadria del Presidente Fini, che mai ha cercato il dialogo con le correnti interne di diverso pensiero o più semplicemente con i singoli iscritti che hanno chiesto a lui ascolto senza mai ottenere un solo minuto di confronto, testimone ne è il fatto che da più di cinque anni AN non si riunisce in congresso. Non è neanche accettabile la marchiatura di “nostalgici” o retrogradi data da Fini o da qualche “colonnello” a lui fedelissimo, poiché tutti quelli che sin ora hanno lasciato AN ne hanno fatto la storia, slanciando il partito nel post-tangentopoli al pieno di voti, non dimentichiamo anche che la Mussolini e Storace sono tra i padri fondatori di AN, e ciò basta per far decadere qualsiasi capo d’accusa lanciato da Fini &c. Di capi d’accusa ,invece, ce ne sono, e tanti per l’eterno “delfino”, a partire dalle scellerate parole pronunciate 3 anni fa in Israele, la perdita dell’uomo immagine in Sicilia (Musumeci), la deriva centrista del partito da lui guidata sfociata nel crollo di consensi, per un partito che nel ’96 stava al 16% e che oggi si ritrova suddito di Forza Italia e al 10%. Questi appena citati sono soltanto alcuni motivi che hanno indotto gran parte di AN ad un complessivo ripensamento sulla totale fiducia affidata a Fini in questi anni, cercando di rimediare chiedendo inutilmente un congresso in cui meditare sulle scelte autonome e solitarie del presidente (portate avanti a nome del partito) e pensare ad un ritorno ad i veri valori di destra del partito, in modo da dare una seria prospettiva ad AN per il suo futuro. Da qualche mese Storace si è personificato in questa crociata congressista ed identitaria, minacciando anche la scissione che adesso spiacevolmente ci troviamo a commentare, senza trovare ascolto nei vertici,e ricevendo sempre i soliti e forse troppo reiterati giammai. La scelta di Storace è un atto di coraggio umano e politico, umano perché come egli stesso ha scritto nella sua lettera di dimissioni è molto doloroso lasciare un ambiente e degli amici frequentati sin dai 14 anni , politico perché lasciando AN ha messo da parte qualsiasi aspirazione collinare e amministrativa in genere. Ha lasciato tutto ciò per la difesa dell’identità di destra, comprendendo che non era più possibile in un partito “corrotto” dalla spasmodica ricerca della poltrona e delle posizione più esasperatamente centrista, e perciò fondando una nuova casa della destra italiana “LA DESTRA” (di cui sopra possiamo ammirare il logo). Adesso per la destra italiana inizia un nuovo cammino interrompendo anni di torpore, è ora di tornare nelle piazze e di rinfocolare il cuore degli italiani con la vera fiamma tricolore, come quella che nel lontano 1946 in un’ Italia sconquassata dalla guerra civile e dagli eccidi comunisti ridiede una nuova speranza al popolo d’Italia.

FRANCESCO STORACE LASCIA ALLEANZA NAZIONALE




Roma, 3 luglio 2007


Francesco Storace l'aveva detto: "Aspetto fino a giugno e poi lascerò An". Così il senatore aveva lanciato l'ultimatum sulle colonne di Panorama del 12 aprile scorso, in un articolo intitolato 'O il congresso o fondo un partito'. Oggi la decisione ufficiale.

Ecco la lettera di dimissioni:



Carissimo Daniele Marin
Presidente circolo AN Balduina,

con questa lettera, a te indirizzata come presidente del circolo a cui sono iscritto, rassegno le mie dimissioni da Alleanza nazionale e ti prego di informarne il presidente della federazione e quello del partito, nelle forme che riterrai opportune.
Credo che questa non sia piu’ la mia casa politica e puoi immaginare quale possa essere il mio stato d’animo nel prenderne atto. Ma vedo praticamente esaurita la funzione di Alleanza nazionale nella rappresentanza dei valori della Destra, con il suo leader molto impegnato nel tentare a tutti i costi, attraverso formule che si modificano quotidianamente e incomprensibilmente, nel liberarsi di quello che appare sempre più un fardello ingombrante per i suoi disegni politici.
Credo che sia legittimo il tentativo dell’on. Fini di trasformare Alleanza nazionale nell’ennesimo partito di centro esistente in Italia, e conseguentemente ritengo di avere il diritto di non condividere questa prospettiva. Da un anno reclamo chiarezza, ma in Alleanza nazionale – salvo qualche rara e coraggiosa eccezione – non ho visto nessuno disponibile ad impegnarsi per pretendere coerenza rispetto alle idee con cui fondammo a Fiuggi la nuova destra italiana. Addirittura si rifiuta la celebrazione del congresso nazionale – cinque anni dopo l’ultimo! – con motivazioni assolutamente sconcertanti.
Evidentemente la coerenza e il primato della politica, oltre che il rispetto dello statuto, interessano solo me.
Preferisco lavorare alla strutturazione della Destra nel Paese per restituire una speranza a tantissimi militanti che da tutta Italia la rivendicano spaesati, disorientati, stanchi di svolte continue che ormai non fanno nemmeno piu’ notizia.
E’ piu’ affascinante – in una societa’ alla ricerca di punti di riferimento – tentare la strada della coerenza che quella triste del mantenimento ad ogni costo del privilegio di una candidatura ottenuta per nomina che, credo, avrei riottenuto facilmente restando nel silenzio come molti.
Avrei voluto sapere dagli iscritti se condividono molte delle tesi espresse solitariamente dal presidente Fini in questi cinque anni, ma non è stato possibile. Vorrà dire che lo chiederemo direttamente agli italiani.
Ti assicuro comunque che continuerò a fare il mio dovere in Parlamento, in quel Senato della Repubblica dove sono arrivato nel nome dei valori della Destra, dopo aver portato il mio contributo in una campagna elettorale nella quale conquistammo nel Lazio – a differenza del voto per la Camera - il premio di maggioranza e seggi in più, appena un anno dopo aver perso le regionali.
Seguirò, come indipendente di destra, le direttive del gruppo parlamentare ogni volta che saranno formalizzate dalla maggioranza dei senatori nelle riunioni del gruppo medesimo. Altrimenti mi regolerò con la mia coscienza e nel rispetto dei nostri valori nelle votazioni d’aula, ben consapevole che il nemico sta dall’altra parte e auspicando come quasi tutti noi il ritorno di Berlusconi e della Casa delle Libertà alla guida del Paese.
Abbraccio fraternamente te e tutti gli iscritti a un circolo glorioso e grazie per la passione che mi avete trasmesso e che continuerò a portare con me.