mercoledì, maggio 30, 2007
giovedì, maggio 24, 2007
92 anni fa l'Italia entrava nella "Grande guerra"...

dei primi fanti, il ventiquattro maggio.
L'esercito marciava per raggiunger la frontieraper far contro il nemico una barriera.
Muti passaron quella notte i fanti:
tacere bisognava e andare avanti.
S'udiva intanto dalle amate sponde
sommesso e lieve il tripudiar dell'onde;
era un presagio dolce e lusinghiero.
Il Piave mormorò: "non passa lo straniero."
Ma in una notte trista si parlò di tradimento
e il Piave udiva l'ira e lo sgomento
ahi quanta gente ha vista venir giù lasciare il tetto
per l'onta consumata a Caporetto
profughi ovunque dai lontani monti
scendevano a gremir tutti i tuoi ponti.
S'udiva allor dalle violate sponde,
sommesso e triste il mormorio dell'onde,
come un singhiozzo in quell'autunno nero,
il Piave mormorò: "ritorna lo straniero!"
E ritornò il nemico per l'orgoglio e per la fame
sfogare volea tutte le sue brame
Vedeva il piano aprico di lassù e voleva ancora
sfamarsi e tripudiare come allora.
"Ah, no!" disse il Piave. "Ah, no!" dissero i fanti!
Mai più il nemico faccia un passo avanti.
Si vide il Piave rigonfiar le sponde
e con i fanti combattevan le onde
rosse del sangue del nemico altero.
Il piave comandò: "indietro va straniero!"
E indietreggiò il nemico fino a Trieste, fino a Trento
e la vittoria sciolse le ali al vento
Fu sacro il patto antico, fra le schiere furon visti
risorgere Oberdan, Sauro, Battisti.
Infranse alfin l'italico valore
le forche e l'armi dell'impiccatore,
Sicure l'alpi, libere le sponde
è sacro il Piave, si placaron l'onde.
sul patrio suol
la pace non trovò nè oppressi nè stranieri.
mercoledì, maggio 23, 2007
giovedì, maggio 17, 2007
Quello che i libri non dicono : I crimini di guerra dei "Liberatori" (nel solo 1945)

I primi cittadini sovietici sono catturati dagli Alleati in Africa Settentrionale nel 1943, quindi, in numero maggiore, in Italia nell’estate del 1944, ma soprattutto, a decine di migliaia, dopo il D-Day, il 6 giugno 1944, giorno dello sbarco alleato in Normandia. Nei campi di prigionia in Gran Bretagna alle prime voci di rimpatri forzati si verificano i primi suicidi: meglio la morte che Josif Visarionovic Dzugasvili detto Stalin (1879-1953).
Vittime di Jalta
Dal mese di settembre, la politica dei rimpatri diviene una linea ufficiale. In ottobre, Churchill, Eden, Stalin e il ministro degli Esteri sovietico Vyaceslav Mihajlovic Skrjabin detto Molotov (1890-1986) s’incontrano a Mosca e definiscono l’accordo sui rimpatri, anche forzati, dei prigionieri ben prima degli incontri di Jalta, in Crimea, svoltisi fra il 4 e l’11 febbraio 1945, che risultano dunque essere solo una ratifica di quanto già stabilito: verranno riconsegnate circa 2.750.000 persone, in gran parte riluttanti, contro una vaga promessa di restituzione, da parte sovietica, di prigionieri di guerra alleati. L’ultima operazione di rimpatrio forzato di cittadini sovietici messa in atto dagli Alleati, preparata dal trasferimento dei prigionieri in territorio italiano è denominata Eastwind e ha inizio il 2 aprile 1947, mentre con l’Operazione Highjump sono riconsegnati a Josip Broz detto Tito (1892-1980) slavi meridionali anticomunisti, pure prigionieri.
L’olocausto dei cosacchi anticomunisti
I combattenti sono inquadrati soprattutto nel 15° Corpo di Cavalleria del generale tedesco Helmut von Pannwitz - anche se i sovietici lo definiranno falsamente "ufficiale delle SS", si trattava di persona ben poco legata all’ideologia nazionalsocialista - e impiegati militarmente dall’alto comando tedesco nei territori slavi meridionali contro i partigiani titini, ma sostanzialmente mai nella guerra antisovietica sul suolo patrio come invece essi avrebbero desiderato. Dopo la sconfitta del Terzo Reich, costoro si aspettano, da parte alleata, una continuazione della guerra in senso anticomunista. Forti dell’amicizia con Londra, che data sin dai tempi della Guerra Civile russa, i cosacchi si fidano dei vincitori. Fra loro vi sono anche numerosi membri dell’emigrazione bianca, ossia soggetti estranei all’accordo di rimpatrio perché non cittadini sovietici: vecchi combattenti della Guerra Civile e ataman famosi come il generale Pëtr Nikolaevic Krasnov (1869-1947) dei cosacchi del Don, tutti tornati per combattere la grande guerra patriottica.
Mentre il 12 maggio, in Boemia, i sovietici catturano Vlasov, in Austria, a partire dal 1° giugno tutti i prigionieri combattenti, uomini, donne, vecchi e bambini spinti come animali su carri-bestiame, sono consegnati ai sovietici con la forza e con l’inganno: decine gli episodi raccapriccianti nei campi nei dintorni di Lienz, Oberdrauburg, Feldkirchen, Althofen e Neumarkt, e i suicidi collettivi nelle acque del fiume Drava. Gli ufficiali precedono di qualche giorno: il 29 maggio li si convince di un’inesistente conferenza sul loro futuro e li si offre ai sovietici nella cittadina austriaca di Judenburg. Chi non viene fucilato o impiccato sul posto è internato nel Gulag, perché secondo Stalin, il prigioniero di guerra è un traditore, pericoloso perché "ha visto l’Occidente" anche se solo da dentro un lager nazionalsocialista. Fra gli ufficiali troverà la morte anche il generale von Pannwitz, che vuole condividere il destino dei suoi uomini e degli altri ufficiali superiori cosacchi, mentre gli sarebbe stato facile sfuggire tale sorte dichiarandosi tedesco e così restare con gli Alleati e godere del trattamento riservato dalla Convenzione di Ginevra ai prigionieri di guerra, che peraltro, mai sottoscritta da Stalin, non valeva per i cittadini sovietici caduti in mano nemica.
La Pravda annuncia processo ed esecuzione degli ufficiali cosacchi il 17 gennaio 1947, anno che viene assunto come quello della loro morte.
Il destino degli slavi meridionali anticomunisti
L’orrendo segreto di MacMillan
Del resto, MacMillan ha sempre rifiutato qualsiasi spiegazione dei propri atti, né ha mai protestato pubblicamente per la ricostruzione dei fatti e per le accuse rivoltegli da Tolstoy. Solo Low lo ha fatto, quantunque originariamente per via indiretta, denunciando un volantino diffuso da un privato che per ragioni personali aveva deciso di colpire l’eminente uomo politico britannico traendo spunto dal volume The Minister and the Massacres. Ne è scaturito un colossale caso giudiziario dai mille risvolti, nonché ricco di colpi di scena e di scorrettezze da parte dei diversi livelli della giustizia inglese che, nel 1989, ha ritenuto lo storico anglo-russo colpevole di diffamazione sentenza confermata in appello e gli ha comminato la più grande multa della storia giuridica britannica: 1,5 milioni di sterline. Con un’azione privata e illegittima dei difensori di Low si è poi spinto l’editore londinese Century Hutchinson a ritirare dal mercato inglese e gallese lo studio peraltro oggi disponibile in lingua croata e in lingua russa e a distruggerne le copie restanti.
Al posto dell’importantissima opera di Tolstoy è stato dunque prodotto un rapporto ufficiale dalle conclusioni del tutto differenti, redatto da Anthony Cowgill, da Lord Thomas Brimelow e da Christopher Booker. La vicenda è stata accompagnata da clamorosi voltafaccia di ex sostenitori di Tolstoy quello di Booker, per esempio, scrittore e co-autore del rapporto ufficiale a fronte dell’appoggio testimoniato allo storico dall’opinione pubblica, da molti media e da personalità della politica e della cultura, fra i quali il parlamentare conservatore inglese Lord Bernard Braine di Wheatley, Hans Adam II del Liechtenstein e Solzenicyn. Il 13 luglio 1995, la Corte dei Diritti Umani di Strasburgo ha riconosciuto che la pena pecuniaria inflitta a Tolstoy, e le altre misure restrittive di cui è stato fatto oggetto come il divieto di parlare pubblicamente e di scrivere della vicenda dei rimpatri forzati dall’Austria, violano la libertà d’espressione dello studioso e rappresentano una condanna esagerata. A Londra intanto, il 6 marzo 1982, per iniziativa di un comitato costituito da parlamentari e da esponenti di tutti i partiti politici britannici, veniva eretto un monumento alla memoria delle vittime di Jalta, il quale come ha scritto Lord Bethell anche per volontà di Margaret Thatcher poggiava "su terreno della Corona". Il monumento è poi stato fatto esplodere da ignoti.
lunedì, maggio 14, 2007
"All'Equilino non ce stanno più manco i gatti..."

lunedì, maggio 07, 2007
STORACE: "SCUSE PER NON FARE IL CONGRESSO,NEL FRATTEMPO TANTI SE NE VANNO..."
ATTENZIONE: RIFLETTETE QUALCHE MINUTO SU QUELLO CHE C'E' SCRITTO QUI SOTTO...




